I swallow my words to keep from lying
I swallow my face just to keep from biting, I, I..
I swallowed my breath and went deep, I was diving, diving
I surfaced when all of my pen wasn’t writing
I’m in hiding
Pearl Jam – In hiding.
ho passato giorni a covare questo progetto. e oggi a studiare tre tipi di siti di blog differenti.
alla fine il risultato e’ questo.
sono andato via. senza neanche dire “ciao”. con l’ultimo post che dichiarava ottimismo e ringraziamento per quanto mi aveva dato l’anno straordinario che si era appena concluso. un sorriso che poco dopo sarebbe stato spento. e ancora oggi umiliato.
ma va bene cosi’. la mia logica del destino mi dichiara come sempre laconica “e’ stato meglio cosi’ “. e io, per quanto ami spesso darle torto, questa volta mi allineo per non soffrire piu’.
avevo, e ho ancora un blog. un blog come questo. anzi no. uno space.
sapete… uno space… quello che ti puoi costruire facilmente (molto molto molto facilmente) con i programmi per chattare…uno space… dove metti un po’ tutta la tua vita: foto, amici, contatti, video stupidi, contestazioni, catene e preghiere.
quello che vuoi dire al mondo adesso puoi dirlo cosi’. con lo space.
ma a me piaceva scrivere. e informare i miei amici, i miei contatti, ma soprattutto quanti non erano presenti sul programma per chattare, della mia vita.
che cosa avra’ poi di cosi’ importante la mia vita se non l’aggettivo possessivo, non so…
pero’ da quando ho deciso di vivere all’estero e di concentrare la mia carriera li, spinto dal pericolo di perdere il contatto con molte persone importanti, ho iniziato a scrivere i miei pensieri li, quello che facevo, come andava, a mettere le mie foto. in fondo chi lo conosceva, se non i miei amici e i miei contatti?!?!?
poi…col passare del tempo – e qui taglio un po’ – l’attenzione al mio blog/space, a quello che dicevo, a quello che facevo, ha iniziato a starmi stretta. un voyerismo dei miei sentimenti e delle mie azioni. l’impossibilita’ di esprimersi liberamente se non senza perifrasi confuse e confondenti. il dover tacere su molti avvenimenti. il dover rispondere della mia vita nei confronti di persone cui non dovevo niente se non il rispetto reciproco. troppo.
e poi ultima e’ stata lei. che non vuole perdermi. che non vuole staccarsi. ma ad ogni delusione mi allontana sempre di +. e che poi cerca di riportarmi a se. come il pescatore con la barca a remi. come il cane con il guinzaglio.
ma di questo non voglio darle colpa.
in fondo la colpa e’ mia. a me piace comunicare. a me piace scrivere. io non voglio scordare questa gioventu’. io devo scaricare l’energia delle emozioni che sento ogni giorno. e lo faccio battendo sui tasti a ore impensabili. come fare a dire “tu puoi leggere mentre tu no”?
troppo difficile. troppa diplomazia. troppi compromessi.
e a me i compromessi stanno stretti e invisi come i calzini di lana lavati a temperature altissime.
meglio andar via.
meglio smollare.
meglio lasciar cadere il personaggio del viaggiatore/scrittore.
meglio uscire dallo stagno degli space e entrare nel mare aperto della rete. dove nessuno ti conosce e magari nessuno ti legge.
e non ti viene a fare la morale faccia a faccia.
percio’ questo e’ il mio progetto pilota.
per continuare a scrivere e a confrontarmi con me stesso, e forse anche con chi legge.
per continuare a scattare istantanee di me stesso da appendere su una bacheca sempre incompleta, che si ferma sul dettaglio ma che non coglie mai l’immagine completa. perche’ e’ dinamica e inafferabile.
per quella strana idea che mi sono messo in testa, di essere capace di scrivere, e trasmettere emozioni.
barcelona 2004-roma 2007.
oggi bruxelles 2008. e quando saro’ stanco di scrivere smettero’.
qui, lontano da occhi discreti, forse potro’ finalmente esprimere l’estro che molti passati lettori mi attribuivano, forse + per divertimento di vedermi scrivere a volte per loro, forse perche’ pettegoli su di me, forse annoiati… e forse perche’ a volte mi sono prestato a questa prostituzione intelletuale.
si riparte da qui.
se il primo portatile, il leggendario compagnodiviaggio2700, aveva propiziato il primo blog, era giusto che il maclibro propiziasse questa nuova valvola di sfogo.
si riparte da qui.
le regole sono le stesse. scrivo di getto e raramente rileggo. affermo, contraddico e cambio. e poi torno lo stesso.
imparero’ a conoscermi, ancora una volta. senza, spero, mai svelarmi.
si riparte da qui.
sono tornato a casa. qui a brusangeles, dopo le vacanze-fiume romane.
il senso di spaesamento e’ labile ma presente.
ho iniziato a scacciare i fantasmi del passato. anno nuovo, vita nuova.
da domani si ritorna a lavorare duro. spero. perche’ altrimenti avro’ l’affanno di sempre, e non trovero’ mai quella leggerezza che sa portarmi lontano, sospingermi sui venti + potenti e farmi veleggiare sull’europa.
quella che da roma mi porto a barcelona, madrid, brusangeles e ancora altrove.
e ancora la leggerezza che mi fara’ spiccare il volo lontano dall’europa.
chi sono non importa ora. ovvero il mio nome.
importa che sono. ovvero che esisto.
e importa che cosa sono. ovvero una serie di aggetivi che mano in mano mi passeranno per il cervello e per le mani.
ora e’ tardi. e ho giocato gia’ abbastanza con me stesso tra la voglia di affossarmi e quella di risollevarmi.
non voglio pensarci + a lei. dimenticare. meglio cosi’.
voglio riprendere la mia vita e guardare dritto di fronte a me. e andare a prendermi cio’ per il quale mi sbatto mentalmente da anni a questa parte.
ora e’ tardi. e le idee sono gia’ da un bel po’ confuse.
e’ tempo di dormirci su.
anzi di sognarci su.
notte.



Gennaio 9, 2008 alle 9:49 pm |
magnifico.
non ho capito tutto, ma prometto che mi sforzero di comprendere e di seguire.
baci tesoro
fra