lo facciano per tutti quelli che non arrivano.
scrivo mentre ascolto le mani sapienti di Allevi che suonano il piano.
puo’ lanciarsi sui piedi di qualcuno che sta per calciare il pallone con forza, darti gioia?
a me si.
non ho mai smesso di crederci. di poter giocare a calcio.
ma di certo ho smesso di lavorarci su.
percio’… percio’ mi sono riciclato portiere.
nel torneo della commissione avrei potuto giocare con due squadre candidate al titolo finale, ma ho preferito credere all’idea pazza di chi la squadra la voleva costruire dal principio. e mi sono buttato, e’ proprio il caso di dirlo, nel progetto. Ora con soli 17 gol subiti in 9 partite, 15 punti e solo 3 da conquistare per qualificarmi al final day (2 gironi all’italiana, semifinali e finali), sorrido e vedo quanto questo ha riempito il mio cuore.
oggi, come sabato, l’abbraccio collettivo.
e un gruppo che prende forma, facendo leva suoi punti forti.
alzo gli occhi e sulla mia lavagnetta vedo il biglietto del superenalotto belga. vinsi, coi numeri apparsi in sogno, come se fossi in Lost, la puntata minima. ma non ho mai ritirato la posta (quella minima). la fortuna si ha ma non si sperpera. e c’erano troppe cose che avrei sentito avrei rischiato di poter perdere solo per una manciata di monete da due euro.
la mia fortuna era anche lei, che ormai mi sovviene solo in flash. amaro a dirsi ma ormai sembra cancellata, come lo scritto della matita dal foglio. resta il segno, ma e’ sempre meno importante, perche’ stai di nuovo scrivendo sopra. tuttavia uno strano senso di timore sale nel momento in cui mi avvicino a qualche ragazza che penso potrebbe piacermi.
nella vita, come nell’amore, e nel calcio, ho sempre cercato il gol all’incrocio. il colpo di fino.
la veronica, la rabona, la chilena, el sombrero, l’elastico.
per lo meno da quando ho capito che il bello stava nel provarci, per poi sentire quel battito di cuore accellerato nel momento che ce l’hai fatta.
certo, ammetto anche che alle volte, nella vita, come nell’amore, e nel calcio, mi sono accontentato del piattone o della puntinata, alla pippo inzaghi stop-tiro-esultanza.
per poi sentire un sentimento diverso, di appagamento ma non di gioia.
e’ la differenza tra la poesia e la prosa, tra il gesto che illumina di per se e il gesto che vive di luce riflessa.
nella vita, come nell’amore, e nel calcio, ci vuole la clava e il fioretto.
la quantita’ e la qualita’. e per giunta anche il giusto equilibrio.
predico bene e razzolo male.
mentre mi impongo di andare piano con tutto.
di certo pero’ questa vita bruxellese me la sto costruendo lentamente, e con perizia, e passa anche per tenere il numero che ho dietro costantemente uguale a zero, minuto dopo minuto.
di certo tuttavia ora e’ il momento di prendere per mano il mio destino, tramite il mio lavoro e portarlo lontano, dove trovi il suo compimento.
e forse anche di smettere di pensare insistentemente a cosa sara’ della mia vita sentimentale bistrattata, perche’ non e’ vero che chi cerca trova.
percio’ cerchero’ di allontanare i pensieri(ni) che ho.
notte.
Pubblicato da sullarottadellamiavita 

