Febbraio 28, 2008
l’idillio era durato veramente poco. meno di 24 ore.
lui era gia’ stato giudicato colpevole di inadempienza. per non aver inviato un messaggio promesso. lei neanche si era fatta sentire, ma poco importa nella tesi dell’accusa. lui aspettava semplicemente di giacere sotto le coperte per scriverle un po’ di dolcezza che la partita di calcio aveva prosciugato.
credevo fossi meglio.
la follia a volte puo’ essere lapidaria.
lui si difese istantaneamente. prima spiegando i fatti, poi la pazzia sottesa alle di lei affermazioni.
come sei bravo a rigirarti i fatti.
si difese ancora. e inizio’ ad attaccare.
poi ammutolito tacque. mentre lei, finalmente accortasi dell’inappropiatezza di questa ennesima uscita repressiva, batteva in ritirata su campi di scuse e costernazione.
muto e attonito. come nel 5 maggio.
rabbia e vuoto gli si alternavano. ma era veramente possibile che qualsiasi minima relazione non desse neanche + l’impressione di poter durare? o per meglio dire: era veramente possibile che gli sembrassero tutte tutte paranoiche?
e ora si, ora per davvero, sull’onda del bieco revisionismo e di uno sciovinismo mai sopito, torno a pensare che era meglio lei, la sua ex. fu un lampo di un attimo, poi niente +. il flash di un ricordo tatuato nella memoria. nascita, cresita, deterioramento e morte di una relazione.
no effettivamente no, non ce ne era una normale.
me le capo dal mazzo.
e sorrise.
ma in fondo… in fondo non era colpa sua. percio’ cerco’ di calmarsi. scrisse il suo blog al buio, sul letto, pensando a quante cose si rovinano senza senso, senza motivo, se non i motivi che gli altri hanno e tu non puoi vedere, o che cmq non puoi comprendere appieno perche’ non capisci.
si addoloro’, per lei, che capace di farsi le paranoie su un messaggio che arriva con un’ora di ritardo, dopo una telefonata cosi’ sara’ stata disperata. mentre gia’ lui sapeva che qualsiasi gesto da quel momento in poi sarebbe stato frainteso.
niente era come prima.
mentre la sveglia attendeva serena la maniera di esprimersi alle 6.30 del mattino.
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Pubblicato da sullarottadellamiavita
Febbraio 27, 2008
quella mattina, nel sole della sua (?) citta’, nel freddo della sua (?) citta’ – sua per forza e per necessita’ – camminava di buon passo e di buon umore.
cantava dentro, ma anche un po’ fuori.
Non si sentiva cosi’ da un po’, o forse si, ma il fatto di cantare era chiaramente ascrivibile al fatto di aver riesumato l’ipod shuffle e i contenuti musicali che esso aveva… gli ricordavano giorni di storia&gloria, pensieri, sensazioni e quant’altro.
si sentiva molto uomo.
bastava cosi’ poco? bastava sentirsi desiderato da una donna per renderlo un uomo?
no, non bastava. era molto di +. era di nuovo in sede, come amava dire quando si sentiva pieno di se stesso, tronfio della sua gioventu’ e della sua maturita’, schiena dritta e petto in fuori.
o almeno cosi’ si sentiva dentro.
non era una donna. erano + donne. e lui asserragliato nel fortino del Generale Custer si godeva la sua vittoria al gusto di sconfitta.
Inadatto a una storia seria, ma appetibile per l’aria di ragazzo serio e divertente.
spigliato, nonostante un leggero difetto linguistico… o forse era proprio quell’ r moscia che piaceva, quel particolare che lui odiava di se stesso ma a cui aveva imparato a rassegnarsi.
“io credo che stai ancora in botta per la tua ex” disse lei, girandosi verso l’altro lato del letto.
e lui sorrise amaro e penso’ “e con questa fanno quattro… o cinque?”.
“si, no, ni, macheccazzoc’entraoralamiaex?”penso’ ancora.
Ma poi si ricordo’ dell’assioma fondamentale dell’amore.
e capi’ che solo questo bastava a renderla sua.
non c’e’ peggior gelosia che quella del passato.
non si puo’ sanare.
e’ un incendio che neanche una lungua frequentazione puo’ placare.
sigaretta nel bosco vergine, basta una frase,uno sguardo, un ricordo per mandare in fumo certezze fatte crescere con pazienza.
e visto che il tempo per queste certezze non era ancora passato, questo semplicemente la spingeva ancor di + verso lui, per paura di vederlo andare via.
il vantaggio psicologico era chiaro anche a lui. che per questo stette fermo.
e poi furono solo baci.
e quella mattina, nel sole di una mattina qualsiasi, faceva i conti con la sua figura di ragazzo-brillante-ma-dal-cuor-ferito che tanto affascinava il mondo femminile. non era molto costruita… gli veniva facile. forse era se stesso.
ma si…era semplicemente se stesso.
una tartaruga.
duro fuori, tenerissimo dentro.
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Pubblicato da sullarottadellamiavita
Febbraio 24, 2008
boh.
tra l’euforia di stanotte e la moderata preoccupazione di oggi, passa una giornata in ufficio (una giornata iniziata tardi…) nella quale ho cercato di trovare la soluzione a un problema di economia, di quelli bastardi e tosti.
non ho finito, dovrei consegnare domani e domani ci sono le finali del torneo e il concerto di vinicio capossela al botanique… insomma c’e’ un trade off non indifferente.
intanto penso che tra nowhere (da nessuna parta) e now here (ora e qui) c’e’ solo una minima distanza…
e questa e’ di nuovo una giornata, e una notte, nella quale penso che questa non e’ la mia via. o la mia rotta.
notte.
p.s.: il vicecapitano, eletto capitano sul campo, della Spagna, oggi guida i suoi, anche con la caviglia in disordine, nella fase finale. 2 gironi da 4 squadre, le migliori due fanno semifinali e finali. a por ello.
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Pubblicato da sullarottadellamiavita
Febbraio 22, 2008
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l’aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare,
lasciami sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri,
ho dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori
come Mastroianni anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Samuele Bersani – Giudizi Universali
nel triangolo io-lei-l’altra la base e’ poco solida e l’altezza variabile, i vertici sono intercambiabili, e tutto ruota intorno al punto fisso del dolore che ho provato, mentre trasla tramite il vettore della liberta’ ritrovata in seguito.
guardarsi negli occhi e’ difficile. forse perche’ ho imparato ad essere sempre una persona chiara. e gli occhi non mentono, mai.
e’ difficile scrivere perche’ tutto e’ poco chiaro: chi sono, chi ero, che voglio, che vorrei e soprattutto se domani riusciero’ a sbrigare la montagna di lavoro che sono stato abile a renderlo lavoro arretrato. sto nei casini.
e inoltre: mi si sgonfiera’ la caviglia per la finale di domenica? impossibile.
recupereremo 11 punti all’inter?
e lei ora dov’e'?
ma sopratuttto… per-che’?
vabbe’ tutte cazzate. anche se temo di avere una sequela di spiacevoli rendez-vous in futuro.
stanotte i pensieri sono troppi, come al solito e’ troppo tardi e dormiro’ meno di 7 ore. classico.
notte
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Pubblicato da sullarottadellamiavita
Febbraio 21, 2008
cito da Pino Daniele.
stasera cena con la mia collega, due ragazzi del master e una ragazza di uno di questi. location: casa della coppia. al tavolo siamo io e la mia collega (roma), il ragazzo del master (palermo), la rimanente coppia (napoli).
Abbiamo fatto l’Italia, dobbiamo fare gli italiani, si disse nel Risorgimento.
in effetti italiani che non siano tuoi concittadini li incontri fondamentalmente in vacanza, all’universita’ (fuori sede) o all’estero.
tralasciando i primi due casi, che di solito non rappresentano conoscenze durature, il terzo e’ veramente paradigmatico.
un senso di comunanza che va oltre divisioni linguistiche, barriere politiche e cazzate varie.
ragazzi di buon cuore direi.
di napoli si dice tutto il bene e tutto il male.
ma nei loro occhi ho visto una luce sincera e pura. bellissima.
devo ammetterlo. da bravo romano diffido sempre un po’ dei napoletani. ma non ho mai avuto dubbi quando poi li ho incontrati dal vivo.
allegri anche nella disgrazia, solari, affettuosi, accoglienti.
proprio una bella cena.
domani giornatona. mentre inciampo ancora nei calcoli.
notte.
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Pubblicato da sullarottadellamiavita
Febbraio 20, 2008
il pub e’ pieno di spagnoli.
e’ il loro pub. dove si parla in spagnolo, si gioca a carte sul panno verde, si beve birra spagnola, si mangiano tapas e si tira il fazzoletto per terra.
avremo tanti difetti, ma noi enclavi in territorio straniero di questo tipo non ce le abbiamo. ghetti per nostalgici. entro e mi sembra di rientrare nella tapiceria de debajo de mi casa. praticamente sono in spagna. noi siamo un drappello munito, ma cmq la maggioranza e’ madridista. si si proprio loro, gli juventini di spagna, gente che abituata a vincere non conosce il saper perdere, la sportivita’.
ma oggi non fa niente. perche’ il popolo di Roma e’ stretto intorno ai suoi colori, alla sua squadra. gente con gente, l’abbraccio e l’urlo e’ uno solo.
io, al massimo della sportivita’, mi metto al tavolo con i miei amici madridisti. e fa effetto vedere che la + antisportiva e’ una ragazza, con la quale scherzo amabilmente ogni volta che la vedo, ma che oggi mi vede come nemico. fa niente. soffro in silenzio.
torno a casa e cerco il biglietto aereo per la partita di ritorno. 40 euro e passa la paura. + 60 euro di costo stimato del biglietto dello stadio. colpo di matto? la febbre sale. e mi rivedo il bernabeu negli occhi, e la Roma nel cuore. ahime’. purtroppo gli impegni lavorativi non mi consentono di andare. mi sono inculato da solo. che palle.
il lavoro ormai procede sulla linea di inconsistenza. io cazzeggio. e questo e’ male. da domani ci riprovo. non e’ bastato iniziare ad arrivare presto in uni. c’e’ bisogno di qualcosa di +.
notte.
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Pubblicato da sullarottadellamiavita
Febbraio 18, 2008
ieri notte le manciate di stelle c’erano.
ma erano diverse…
gia’ perche’ il cielo cambia, e cambiamo noi sotto il cielo.
e per quanto la Storia e il Destino provano a farmi lo sgambetto con i loro segnali bislacchi, io cerco di non cascarci.
molto ci sarebbe da dire. ma ahime’ non faccio ancora lo scrittore per poter parlare di certe cose senza che si capiscano siano vissute in prima persona.
effettivamente tutto sa un po’ di romanzo… o forse si romanza da solo dentro di me.
l’impressione e’ che ormai rotolo da 6 mesi e non mi fermo +.
la vita e’ confusa, tra pelle e profumi, sorrisi e baci. troppo. ho fatto e sto facendo e sembra che faro’ veramente un gran casino. in questi momenti poi il rischio di idealizzazione dovuto ai finti segnali del cosmo e’ tragicomico. gli percepisco e penso “ancora?!?!!?… ma basta!”
solo… solo che… solo che vorrei dimostrare al mondo come non me ne frega un cazzo di un cazzo. che solo voglio abbandonarmi all’oblio. alla dimenticanza. non dover dare i resti a nessuno, non dover rispondere a nessuna sollecitazione.
e’ forse proprio internet che mi informa di quello che mi sto perdendo. di quelle persone importanti, ma importanti davvero, che mi stanno scivolando di mano.
forse ho solo sonno.
forse e’ giusto cosi’. se non riesci a fare nulla di buono, cerca di non muoverti.
notte.
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Pubblicato da sullarottadellamiavita