me lo ricordo quel pomeriggio.
e’ passato tanto tempo ma me lo ricordo ancora.
la scuola stava per finire. sorrido ora nel pensare che era la seconda media.
la seconda media.
me lo ricordo quel pomeriggio. e le parole mi si spezzano male tra le mani.
ci provo. giocavo. e se mi sforzo un po’ riesco a ricordarmi a cosa giocavo.
mi ricordo che la notizia passo’ per radio. Ascoltavo Radio Subasio. Interruppero la musica, per una notizie speciale. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tutti gli uomini della scorta erano morti in un attentato a Capaci, Palermo, Sicilia, ITALIA. Esplosi con le loro macchine. Mi ricordo che sono corso in cucina, a dare la notizia per primo, ad attirare l’attenzione sul tremendo evento. C’era mia mamma che cucinava. l’attentato era passato da un po’. Radio Subasio, nei miei ricordi, interruppe le notizie alle 18.23.
La mia passione per la politica inizio’ forse proprio li. In famiglia parlando. Quel giorno, l’Italia non era come e’ oggi. Era l’Italia della DC, PSI, PRI, PLI, PCI. Tangentopoli non era ancora iniziata.
La bellezza della gioventu’ e’ che questi fatti ti stupiscono. Ti lasciano lo stupido stupore che da il contatto con la Storia. Un uomo era morto. Un uomo dal faccione e i baffi, che parlava con un accento strano. Affianco a lui la moglie. Guidavano senza cinture, pronti a sfuggire a una sparatoria. Erano morti gli agenti della sua scorta. Nomi che nessuno ricorda. Perche’ tutto si cela dietro “Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la sua scorta”. Perche’ tutto si compatta intorno a Giovanni Falcone. Ricordo i servizi televisivi, le macchine sventrate, e tanti tantissimi poliziotti che giravano intorno a queste auto, senza posa, velocemente, come se fosse possibile veramente fare qualcosa, anche ora che Falcone, Morvillo, la sua scorta, non c’erano +.
Ricordo la moglie di uno degli agenti (credo la moglie Rocco di Cillo) della scorta piangere dal pulpito, al momento delle preghiere, e apostrofare gli assassini di suo marito che sapeva essere li’ in chiesa di pentirsi, per poi girarsi verso un sacerdote e dire “ma loro non si pentono”.
ricordo.
credo che se hai vissuto intensamente anche alla televisione una vicenda del tuo Paese pari a questa, non puoi crescere senza voglia di legalita’.
Siamo un paese bloccato. I mafiosi condannati (come Vittorio Mangano) da Falcone vengono descritti dal presidente del consiglio e dai suoi collaboratori “eroi”. l’opposizione non si oppone ma si allea col governo alternativamente solo per guadagnare voti. Avevo 12 anni, ora ne ho 28. e per me lo Stato porta i nomi di Giovanni Falcone, ma ancor di piu di Rocco di Cillo, di Paolo Borsellino, di Nicola Calipari, di D’Antona, di Biagi. Di chi ha servito, a modo suo, col suo lavoro, noi tutti, mentre lo Stato non difese loro.


